Difesa da bastonata – Combat Arms n°1 anno V – Gennaio 2017

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DIFESA DA BASTONATA

Tecnica Krav Maga in risposta ad un attacco con bastone

di Manuel Spadaccini, Carabiniere in congedo ed Istruttore professionista nel settore del Krav Maga, fondatore e Direttore Tecnico della KMA – Krav Maga Academy.

E’ importante osservare che uno scontro fisico in strada è totalmente diverso da uno scontro sportivo (pensiamo per esempio ad una sommossa, ad un’ aggressione per rapina o ad un pesante litigio). Queste situazioni non contemplano infatti l’intervento di arbitri o di altre persone che fermino il combattimento nel caso in cui un contendente ferito sia impossibilitato a continuare lo scontro fisico. Ciò significa che, nella malaugurata ipotesi che una persona venga colpita da una bastonata, magari addirittura al volto, una volta finita a terra non sarà tutelata da nessun intervento esterno, viceversa il criminale armato potrà avere via libera nell’accanirsi ancor più sulla povera vittima, dando libero sfogo ad una incontrollata aggressività, scaricando ulteriori colpi con esiti drammatici e potenzialmente letali. Proprio per queste ragioni, è necessario comprendere ed imparare tecniche utili, non a vincere un contesto sportivo sul ring, bensì atte a tutelare la propria mera sopravvivenza in uno scontro che non prevede ne arbitri, ne regole.

Un attacco con bastone, o con un lungo oggetto contundente, non è così improbabile. Molti sono infatti gli oggetti che possono essere utilizzati per aggredire una persona, come spranghe, legni, mazze, alcuni anche di uso comune e facilmente reperibili (pensiamo ad esempio la leva di un crick da automobile o ad una grossa chiave inglese). Per queste ragioni nello Stato di Israele, teatro di frequenti fenomeni di aggressione in strada, perpetrate da individui fanatici e muniti di armi improvvisate, si è dimostrato necessario elaborare movimenti e tecniche utili (Krav Maga) per difendersi da improvvisi eventi violenti. L’estrema efficacia delle tecniche israeliane è tale da trovare oggi applicazione e successo anche in tutto il resto del globo, da qui le ragioni della sua attuale e rapida espansione.

QUESTIONE DI ATTIMI

Nell’ elaborazione delle tecniche applicabili in risposta ad attacchi perpetrati con bastone, (ma, come detto, più in generale con qualsiasi lungo oggetto contundente) si è osservato che, di fronte ad un criminale che brandeggia un bastone è difficile per l’aggredito riconoscere in tempo se la bastonata verrà indirizzata alle gambe, al torace o al viso. In quest’ultimo caso il colpo potrà inoltre provenire non solo lateralmente, ma anche dall’alto verso il basso. Una serie di possibilità che richiedono tempo di elaborazione per la vittima se desidera applicare una specifica tecnica di difesa. Tempo che in strada purtroppo non c’è. Un volta intesa la direzione del colpo, può infatti essere troppo tardi per decidere di applicare una specifica reazione. Da qui la necessità di elaborare una sola tecnica difensiva che possa essere applicata con successo in risposta a qualsiasi colpo venga sferrato dall’aggressore.

INDIETREGGIARE O AVANZARE?

Anzitutto occorre considerare l’area più pericolosa dell’attacco, dalla quale sarà assolutamente necessario spostarsi. Ovviamente si tratta della porzione di spazio interessato dal movimento del bastone. Per evitare di rimanere in questo pericoloso raggio di azione è possibile indietreggiare o avanzare verso l’aggressore. Nel primo caso, la reazione di arretramento dovrà avvenire con le mani alzate in protezione del volto. Nessuno può assicurare che il movimento di arretramento sia sempre sufficientemente ampio e dal giusto tempismo. Nel caso in cui il colpo riesca comunque a raggiungere la vittima infatti, sacrificare gli arti pur di proteggere il volto può essere la sola chance per riuscire a mettersi in fuga, anziché crollare a terra privi di sensi a causa di un colpo subìto al volto. L’arretramento è sicuramente più sicuro, soprattutto se si opta per una -vivamente consigliabile- fuga, tuttavia ci possono essere situazioni nelle quali la fuga non è immediatamente applicabile, ad esempio se la vittima si trova con le spalle al muro o se desidera proteggere una terza persona presente anch’essa al momento dell’aggressione. In questi casi è opportuno invece avanzare verso il nemico. E’ da osservare infatti che così come non sempre è possibile arretrare, è sempre invece possibile avanzare cercando lo stretto contatto con l’aggressore (non a caso il termine “Krav Maga”, in ebraico moderno, significa proprio “combattimento a contatto”). Questo principio fondamentale lo si ritrova in moltissime tecniche Krav Maga ed è stato meglio affrontato nello scorso articolo di questa rubrica. Anche avanzando, infatti, è possibile uscire dal raggio di azione del bastone. Mani unite come se fossero in preghiera, braccia distese in modo da creare una protezione per il capo, raccogliendo quest’ultimo tra spalle e braccia, l’entrata verso l’avversario dovrà essere fulminea, dalla massima decisione ed aggressività. Più il corpo della vittima si avvicina a quello dell’aggressore, maggiore sarà la probabilità che esso non venga colpito dal bastone. Idealmente, la fronte dell’aggredito dovrebbe arrivare a toccare la zona della clavicola del criminale. Le braccia posizionate “a spiovente” fanno si che, all’impatto con il braccio armato dell’aggressore, la vittima non trovi ostacoli nell’avanzamento, continuando così a “scivolare” in avanti. Inoltre, il braccio armato proseguirà nella sua corsa ma finirà ormai a vuoto, fuori bersaglio. L’utilità della posizione unita delle mani è facilmente riscontrabile nel caso in cui la bastonata provenga dall’alto e sia indirizzata al centro del cranio. Questo tipo di attacco non troverà così alcuno spazio di entrata verso la vittima. Importante notare che l’avanzare verso l’avversario consente di uscire dal raggio di azione del bastone qualsiasi sia stato il bersaglio designato (gambe, tronco, testa …).

NON ESISTE LA “BACCHETTA MAGICA”

Attenzione però, anche se molto efficace, il Krav Maga non è una “bacchetta magica”, necessita infatti di grande allenamento affinché un operatore possa applicarlo efficacemente e con i dovuti automatismi. La mente prima dei muscoli deve essere in grado di ragionare rapidamente e senza esitazioni perché è la scelta del giusto timing a determinare il successo di una difesa. L’addestramento degli operatori deve pertanto prevedere anche una idonea forma mentis, immergendo l’allievo in contesti realistici e sotto intenso stress indotto.

Manuel Spadaccini è disponibile per qualsiasi domanda o confronto. Contatti sul sito manuelspadaccini.it

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